14/08/07

Polli ad alta velocità

Ad inizio agosto è uscita la notizia che i francesi hanno presentato con l'Italia la richiesta congiunta di contributi per la parte internazionale (il tunnel in sintesi) della TAV Torino-Lione, ma non per quella nazionale con grande stupore della regione coinvolta nel passaggio.

Cerchiamo di interpretare l'informazione.

E' chiaro che questo non significa necessariamente un loro disimpegno dall'opera e che possono comunque presentare la richiesta nella successiva fase di assegnazione dei contributi e cioè dopo il 2010.

Probabilmente però questo è il primo segnale ufficiale di dubbi da parte loro; nel tempo i francesi hanno attraversato fasi alterne di scetticismo ed accettazione dell'opera; sono infatti noti diversi rapporti richiesti dal governo sulla composizione del traffico merci e passeggeri in transito, sulle previsione future e sulla possibilità delle strutture attuali di far fronte a tali previsioni che non mettevano in buona luce l'opera. Nonostante ciò sono andati avanti a progettare il tunnel e realizzare le discenderie, coinvolgendo la popolazione, tenendo conto dei loro problemi e offrendo contropartite dove questo non era possibile.

Nelle procedure francesi che portano alla decisione di fare un'infrastruttura è previsto l'obbligo di effettuare una stima costi-benefici dell'opera; nella realtà questa non viene quasi mai fatta seriamente e comunque raramente se ne tiene conto; ultimamente però sono comparsi su alcuni quotidiani francesi diversi articoli, accuratamente documentati, in cui la Torino-Lione viene definita un fallimento annunciato, segno che qualcosa sta cambiando.
Uno di questi (scritto da Prud'Homme) viene anche riportato con traduzione italiana su www.lavoce.info nella sezione "Infrastrutture e trasporti".

Analizzando il livello del traffico merci stagnante tra Italia e Francia probabilmente la necessità della nuova linea Torino-Lione non si avrà prima di 40-50 anni e non di 20 anni come sostengono i fautori. Una spiegazione del comportamento francese potrebbe però trovarsi proprio nei contributi.

In condizioni normali sia Francia che Italia potrebbero ricevere fino ad un massimo del 20% dei costi preventivati; il condizionale è d'obbligo perchè la cifra reale dipende dal budget che di volta in volta l'Europa mette a disposizione e che in questa tornata è stato drasticamente ridotto; tale budget va suddiviso per tutti i progetti ammessi al contributo, quindi ci si aspettano cifre molto basse; non sarà per il momento un dramma perchè in questa fase si farà principalmente la progettazione di dettaglio; si può solo sperare cha alla successiva tornata, quando si passerà allo scavo, il budget sarà superiore.
Normalmente queste opere (se non le fanno gli svizzeri) vengono a costare da due a tre volte la previsione, ma i contributi europei sono legati ai costi preventivati per cui non variano; c'e' quindi un fondato timore che i contributi europei saranno irrisori rispetto alla spesa complessiva per cui non possono costituire uno stimolo a partire.

Nella vicenda c'e' però un elemento di distorsione della corretta ripartizione dei costi: infatti per offerta dell'on. Berlusconi nel 2004 l'Italia si è caricata dell'onere di pagare i 2/3 della tratta internazionale dell'opera, nonostante che questa sia per circa 2/3 in territorio francese; l'accordo precedente prevedeva una ripartizione al 50% che, pur non equo, poteva ancora avere un minimo di giustificazione logica.
Questo per i francesi corrisponde a tutti gli effetti ad un contributo aggiuntivo alla costruzione del 16% pagato non dall'Europa, ma dall'Italia; se si considerasse di voler fare l'opera comunque senza il cappello della Comunità Europea tale contributo sarebbe del 33%; oltretutto questa percentuale è sui costi effettivamente sostenuti e non sulla previsione e quindi ha un valore immenso per quanto già detto sugli extracosti: infatti l'accordo prevede una ripartizione del 50% degli extracosti.

Se si reputa vera la previsione di espansione dei traffici verso est, e non si vede perchè non debba esserlo, allora l'Italia si troverebbe in condizione di vantaggio sulla Francia e quindi la Torino-Lione servirebbe più ai francesi che a noi; quindi dovrebbero essere i francesi a pagare una percentuale in più del normale per la realizzazione.

Si capisce da questo come i francesi debbano essersi convinti che valeva comunque la pena di anticipare la costruzione del tunnel, magari rimandando quella della tratta nazionale che risulterebbe adeguata ancora per lungo tempo: evidentemente si sono resi conto che in caso di loro rifiuto l'accordo del 2004 sarebbe saltato e fra 30 o 40 anni non avrebbero potuto trovare altri polli come gli on.Berlusconi e Prodi.

Sì, perchè alla fine questa è la figura che fanno gli italiani: incapaci di valutare l'effettiva utilità di un'opera nel tempo, in continuo litigio per interessi elettorali, senza una visione comune, con troppi interessi personali; quindi molto facilmente influenzabili dalle lobby dei costruttori, cioè polli da spennare.

28/04/07

Diritto di voto

Accanto alle varie decisioni, tutto sommato condivisibili, intraprese dal governo in materia di immigrati, ve ne è una invece estremamente pericolosa: dare il diritto di voto a persone che non hanno la cittadinanza italiana.

Tale scelta viola il principio fondamentale della corrispondenza tra chi decide e chi ha la responsabilità delle azioni. Votare per le amministrative significa scegliere un sindaco e una giunta; se questa amministrazione fa qualcosa di dannoso o non fa qualcosa di utile, il danno ricade sui cittadini che rimangono e non sull'immigrato che nel frattempo magari se ne è andato; chi non è cittadino italiano non ha legami, è libero di andarsene in qualunque momento: come si fa a chiedergli conto di una decisione sbagliata?

Nelle città dove è presente una forte immigrazione la percentuale di persone di passaggio è molto alta e può influenzare notevolmente la votazione; è vero che il diritto di voto è esercitabile solo dopo un certo numero di anni, ma perchè a quel punto non consentirlo solo a chi ha la cittadinanza? Avere la cittadinanza significa un impegno ben preciso da parte dell'immigrato verso l'Italia: significa voglio vivere come voi.

E' come se in una azienda le decisioni sul futuro potessero essere prese non solo dall'assemblea dei soci (cioè chi ci ha investito), ma anche dai dipendenti; ammesso che la retribuzione di questi ultimi sia congrua con il lavoro che fanno, si mette sullo stesso piano chi ha messo dei soldi e spera di ricavare dei frutti nel futuro (ed è quindi legato all'azienda) e chi i soldi li sta già prendendo ed è libero di andarsene in qualunque momento.

Dove sarebbe a questo punto il vantaggio, l'onore, il privilegio o l'orgoglio (ognuno scelga cosa preferisce) di essere italiani se chiunque passa, rimane qualche anno a lavorare e poi se ne va ha lo stesso "valore" di chi è nato e vissuto in Italia o comunque ha scelto esplicitamente di viverci?

Anche se si è limitato il diritto alle amministrative non si vede perchè in futuro tale diritto non possa essere esteso a livello provinciale o regionale; non c'è infatti una ragione logica ed evidente per mantenere tale limite a livello comunale.

Stiamo qundi dando diritti agli immigrati senza chiedere loro nulla in cambio, solo una speranza che in futuro questo sia sufficiente per spingerli ad integrarsi e comportarsi bene; e perchè mai dovrebbero essere spinti a farlo? Dare il diritto di voto non trasforma un immigrato in un integrato.

L'approccio dovrebbe essere contrario: prima devono dimostrare di essersi inseriti, di avere imparato la lingua, condividere i principi fondamentali e poi possono avere l'onore di votare ed essere cittadini italiani; perchè è questo il concetto: la cittadinanza deve essere un onore.

Non lamentiamoci poi se sta scomparendo l'orgoglio di essere italiani, orgoglio che dovrebbe essere la spinta per andare tutti dalla stessa parte, per fare "squadra"? Destra e sinistra fanno a gara per martoriare questo sentimento. Grazie a Tremaglia non era più neanche chiaro che cosa volesse dire essere italiani: veniva data la cittadinanza ai figli di emigrati fino alla terza generazione, persone che probabilmente non parlano neanche l'italiano e dell'Italia non sanno nulla. Ora chi non è cittadino dovrebbe avere gli stessi diritti di chi lo è.

Questo senza nulla togliere all'onestà, alla voglia di lavorare e alla correttezza di tanti immigrati che sarebbe un onore avere come cittadini, molto più di tanti italiani veraci.

08/04/07

Punti di vista sulla Torino-Lione

Fermiamoci a considerare i punti di vista delle persone comuni che chiunque può trovare al bar; alcuni non saranno coinvolti e conoscono l'argomento dal giornale o dalla televisione, altri lo saranno perchè magari abitano nella valle di Susa.

Il "non coinvolto":
- un collegamento veloce è più moderno e forse si è più invogliati ad usarlo e può portare lavoro
- la stessa costruzione porta lavoro per almeno dieci anni
- un treno veloce che batte anche dei record è tecnologicamente stimolante
- le ferrovie sono antiquate e inefficienti, con quest'opera diventano più moderne
- dicono che se non si fa, le merci non passeranno per l'Italia ma a nord
- sono distante dal luogo per cui qualunque decisione non mi tocca (non è il mio "cortile")

Il "coinvolto":
- mi toccano almeno dieci anni di camion, polvere e rischi (forse amianto, forse acqua)
- la mia casa e il mio terreno stanno già perdendo il 20-30% del valore commerciale
- a fronte di cosa mi devo sacrificare?
- se ci sono vantaggi economici per il paese mi posso anche sacrificare, ma voglio che questi vantaggi siano chiari e anche che chi mi chiede sacrifici lo faccia onestamente e non li imponga
- chi mi propone l'opera parla sempre di progresso, vantaggi e grandi paroloni, ma non c'e' mai nessuno che tira fuori dei numeri che facciano capire "quanto" progresso e "quanti" vantaggi si raggiungono a fronte dei miei sacrifici che invece sono ben chiari
- chi finora ha azzardato dei numeri è stato facilmente smentito
- chi ha costruito tunnel per il Tav sulla Firenze-Bologna ha un procedimento in corso per disastro ambientale: e se tocca anche a noi? quanto valgono le parole dei politici che cercano di minimizzare i rischi?

Uscita dal torpore

A giugno verrà inaugurato il nuovo tunnel svizzero sotto il Loetschberg; quasi in contemporanea ci sarà l'apertura al traffico della Parigi-Strasburgo; chissà se qualcuno si chiederà finalmente se avranno qualche effetto sui traffici del Frejus e del Monte Bianco.
O magari i torinesi si sveglieranno solo dopo che verrà tolto il tgv per Parigi; perchè se nel 2003 i francesi hanno eliminato la fermata di Lione per mancanza di passeggeri, non vedo perchè dovrebbero mantenere il treno visto che per i milanesi sarà più comodo attraversare la Svizzera.
Chissà se qualcuno si chiederà come mai il traffico attraverso il Frejus è dimezzato negli ultimi cinque anni prima ancora dell'apertura del tunnel e i concessionari dell'autostrada sono in allarme.
Chissà se qualcuno si chiederà se il 70% delle merci che oggi arriva al Frejus dal nord continuerà ancora a farlo o preferirà passare per il percorso più breve, cioè dalla Svizzera.
Chissà se qualcuno riuscirà a collegare i fatti ed a chiedersi a cosa dovrebbe servire la TAV Torino-Lione, visto che ha lo scopo di diminuire il traffico merci del 25% ed il traffico è già calato per conto suo del 45?